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Rapporto UNICEF PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni   
Domenica 20 Dicembre 2009 20:00

Rapporto UNICEF sulle Emergenze 2009 La difficile condizione dei bambini e delle donne.

Afghanistan

Più di due decenni di conflitti e di insicurezza hanno provocato la distruzione della maggior parte dell'infrastruttura dell'Afghanistan, risorse umane e competenze tecniche comprese. Malgrado l'elezione del primo governo nel 2005 e il forte impegno nei confronti della ricostruzione del paese, la sicurezza sta peggiorando nella maggior parte del territorio. Più del 40% dell'Afghanistan è inaccessibile agli operatori umanitari.

Più di 11 milioni di persone soffrono la siccità e i prezzi elevati degli alimenti. Le operazioni militari provocano moltissime vittime tra la popolazione civile e ostacolano l'accesso alle popolazioni colpite. All'interno del paese ci sono più di 150.000 sfollati (IDP). Anche le inondazioni, le epidemie e le deportazioni sono stati fenomeni comuni nel 2008. Nonostante i miglioramenti verificatisi negli ultimi anni nel settore dell'istruzione, la disparità tra i bambini e le bambine resta una grossa sfida. L'iscrizione alla scuola primaria da parte delle bambine figura al 35% rispetto al 64% dei bambini. Solo il 22% della popolazione ha accesso a fonti migliorate di acqua potabile, mentre il 30% può usufruire di impianti igienici sicuri. Nonostante la significativa riduzione della mortalità sotto i cinque anni (25%), i servizi sanitari devono ancora raggiungere gli emarginati e coloro che vivono in zone remote e difficilmente accessibili.

Colombia

In conseguenza di più di quarant'anni di violenza armata, la complessa situazione umanitaria predominante in Colombia ha effetti devastanti sui bambini e sulle donne. Nel corso del 2008, gli scontri tra i gruppi armati illegali e le forze militari colombiane si sono intensificati in varie parti del paese, colpendo molte comunità a sud e a ovest. Gli sfollati rappresentano la conseguenza umanitaria più evidente di questa situazione. Secondo le cifre ufficiali, negli ultimi dieci anni sono sfollate 1.976.970 persone, e di queste il 2% è costituito da indigeni e il 5,5% da afro-discendenti. I dati ufficiali indicano che il 48% degli sfollati è costituito da donne e il 36% da bambini. Tuttavia, in termini ufficiosi, le stime parlano di 3 milioni di sfollati (IDP) attualmente presenti in Colombia. Secondo delle stime preliminari, più di 83.900 persone sono sfollate durante il primo semestre del 2008. La presenza di mine di terra e di ordigni inesplosi (UXO) è causa di una preoccupazione grave e crescente in Colombia. Non esistono stime ufficiali sul numero di bambini reclutati da gruppi armati illegali, anche se tutti questi gruppi praticano comunemente il reclutamento di minori di 18 anni. Le condizioni geografiche e climatiche della Colombia la rendono particolarmente vulnerabile alle emergenze dovute a calamità naturali. Nei primi nove mesi del 2008, 713.980 persone sono state colpite da terremoti, inondazioni, frane o tempeste con venti molto forti.

Repubblica Democratica del Congo

Benché gli intensi conflitti armati verificatisi su vasta scala nella Repubblica Democratica del Congo si siano attenuati nella prima metà del 2008, i bisogni umanitari complessivi sono aumentati in tutti i settori. Le maggiori possibilità di accesso hanno consentito alle organizzazioni umanitarie di individuare e di valutare le situazioni umanitarie in zone precedentemente non accessibili. I conflitti localizzati, l'insicurezza, la malnutrizione acuta e le malattie continuano a minacciare la sussistenza di centinaia di migliaia di bambini e delle loro famiglie. La violenza contro i civili non si è ridotta nella parte orientale del paese, e nelle province del Kivu continuano a venir riportati casi di reclutamento forzato, lavoro coatto, violenza sessuale, tassazione illegale, occupazione di case e di terre e saccheggi. Oltre alla sfida in corso, rappresentata dagli sfollamenti di popolazione e dai conflitti, gli indicatori chiave in vari settori nella Repubblica Democratica del Congo rivelano che il paese non è riuscito a compiere progressi significativi in ambiti fondamentali riguardanti l'infanzia. La mortalità sotto i cinque anni è ancora a livelli allarmanti: un bambino su cinque muore prima del quinto compleanno. La mortalità infantile è pari a 108 su 1.000 nati vivi. La mortalità materna è una delle più elevate del mondo, con 1.100 donne che muoiono ogni 100.000 nati vivi. Il 38% dei bambini congolesi sotto i cinque anni soffre di malnutrizione cronica o di rachitismo, soprattutto nelle province del Kivu dove si sono registrati i tassi più elevati, mentre il 13% soffre di malnutrizione grave acuta. Solo il 46% delle famiglie della Repubblica Democratica del Congo ha accesso a fonti migliorate di acqua potabile, e solo il 30% a strutture igienico-sanitarie adeguate. Il sistema educativo è caratterizzato da un accesso limitato (per le ragazze si registra un tasso d'iscrizione lordo pari ad appena il 54%), da una scarsa efficienza interna, dalla qualità insufficiente dell'apprendimento e da infrastrutture decadenti. Secondo le stime, più di 33.000 bambini sono stati coinvolti in forze e gruppi armati della Repubblica Democratica dal 1998. La piaga della violenza sessuale continua a ritmi allarmanti nella parte orientale del paese. Inoltre, anche se non rappresentano un problema diffuso in tutte le zone colpite dal conflitto, le alte concentrazioni di ordigni inesplosi presentano sfide particolari in alcune di esse.

Costa d'Avorio

La Costa d'Avorio è una ex colonia francese, indipendente dal 1960. Fino ai primi anni '90 ha rappresentato un esempio di sviluppo economico e di stabilità politica per tutti i paesi africani. Alla morte del presidente Felix Huophouet-Boigny, che ha guidato il paese per 32 anni, sono cominciati aspri scontri di matrice etnico-religiosa. Dopo una serie di tentati colpi di stato i ribelli hanno preso il controllo della parte nord del paese, a prevalenza musulmana, mentre le forze governative hanno mantenuto il controllo del sud, a prevalenza cristiana. L'economia ivoriana che si basa sul cacao - di cui è il primo produttore mondiale - ha subito un forte contraccolpo dopo la caduta dei prezzi del prodotto e dal 1999 è in recessione. La condizione dell'infanzia ivoriana è fortemente peggiorata durante gli anni di conflitto interno. La regolare frequenza scolastica è stata bloccata tanto nel nord quanto nella parte ad ovest del paese, e l'accesso alle cure sanitarie è diminuito per la distruzione di numerosi ospedali e per la difficoltà di approvvigionamento dei medicinali necessari. La Costa d'Avorio detiene, inoltre, il triste primato del più alto tasso di malati affetti da HIV nell'Africa occidentale.

Etiopia

La prolungata carenza di piogge ha contribuito a una situazione di scarsa sicurezza alimentare che ha portato al peggioramento dello stato nutrizionale dei bambini. Questo ha determinato il maggior numero di persone colpite da disastri dall'ultima grande crisi del 2003. Circa 2,4 milioni di bambini sono vulnerabili all'aumento spropositato dei prezzi degli alimenti, aggravati da epidemie, inondazioni, sfollamenti e conflitti. Probabilmente almeno 100.000 bambini soffriranno ogni mese di malnutrizione acuta grave. Particolarmente a rischio risulterà la situazione dei bambini nelle zone rurali delle regioni Somali, Afar e Oromia.

Guinea Bissau

La Guinea-Bissau è un paese che è stato teatro di un conflitto e che deve ancora emergere da un decennio di instabilità politica. La distruzione delle infrastrutture sociali verificatasi durante la guerra del 1998-1999 è stata seguita da una mancanza di investimenti nei settori pubblico e privato, che ha determinato un ulteriore decadimento delle poche infrastruttura rimaste ancora in piedi. I problemi di bilancio del governo sono spesso causa del mancato pagamento degli stipendi agli impiegati pubblici, cosa che influisce negativamente sulla fornitura dei già pochi (e di scarsa qualità) servizi sociali disponibili. Questo stato di cose ha conseguenze particolarmente difficili per i gruppi più vulnerabili, ossia bambini, adolescenti e donne. Il governo non dispone di risorse umane e finanziarie da investire nello sviluppo, quindi saranno necessari enormi sforzi per migliorare la situazione socio-economica. I risultati dell'ultima indagine campione a indicatori multipli (MICS 2006) indicano un aumento dei tassi di mortalità infantile e livelli molto bassi di accesso all'istruzione primaria. La contaminazione dovuta alle mine e agli ordigni esplosivi bellici rimasti come ulteriore conseguenza della guerra è diventata un'emergenza "dimenticata". I recenti aumenti del traffico di droga e gli elevati tassi di disoccupazione rendono particolarmente vulnerabili gli adolescenti e i giovani che non vanno più a scuola. Il colera è endemico nel Guinea-Bissau. Da maggio del 2008, il paese è afflitto da un'imponente epidemia, che al 2 novembre 2008 ha provocato un totale di 13.327 casi, tra cui ben 218 decessi (con un tasso di mortalità pari all'1,6%).

Iraq

Nel 2008 si è assistito a una leggera attenuazione del conflitto in Iraq. Il livello di violenza settaria è risultato inferiore ai picchi precedenti, ma è rimasto comunque alto, e non si sono verificati miglioramenti significativi nella vita delle persone residenti nel territorio. Un maggior numero di iracheni è stato costretto a lasciare la propria casa, per un totale di circa due milioni di profughi (principalmente nella Repubblica Araba di Siria e in Giordania, oltre che in Libano e in Egitto) e altri 2,2 milioni di sfollati. All'interno del territorio Iracheno l'insicurezza ha determinato la chiusura delle scuole, impedito l'accesso all'assistenza sanitaria di qualità e all'acqua potabile e lasciato molti bambini senza genitori. Le comunità che ospitano le famiglie di profughi sono sopraffatte dall'afflusso continuo di nuovi arrivi. Soprattutto nella Repubblica Araba di Siria e in Giordania si è continuato a sentire il peso della crisi dei profughi iracheni.

Liberia

Ricca di acqua, risorse minerarie (tra cui diamanti), foreste e di un clima molto favorevole all'agricoltura, nell'Agosto 2003, un trattato di pace ha posto fine a 14 anni di guerra civile in Liberia, esiliando l'allora Presidente Charles Taylor. Dopo due anni di governo provvisorio, nel 2005 si sono svolte elezioni democratiche che hanno visto fronteggiarsi come principali avversari, l'attuale Presidente Ellen Johnson-Sirleaf, la prima donna presidente di uno stato africano, e George Weah, celebre calciatore che per lunghi anni, e fino alla sua candidatura, è stato Ambasciatore dell'UNICEF. Le elezioni presidenziali e dell'assemblea nazionale si sono svolte pacificamente e sono state dichiarate legittime ponendo una base essenziale per la ricostruzione post-bellica del paese. Il nuovo governo si trova di fronte a sfide importanti, non ultima ricostruire un'unità nazionale in un paese molto diviso e dove la minaccia del ricorso alla violenza è ancora onnipresente e la fiducia in un sistema politico ha perso autorità. La Missione delle Nazioni Unite in Liberia (UNMIL), mantiene tuttora un'importante presenza nel paese, impegnata nel programma di disarmo degli ex-combattenti e nel loro reinserimento sociale. Tuttavia la situazione è ancora precaria e il processo di ricostruzione delle strutture sociali ed economiche dopo la guerra è lento. La sicurezza e la situazione umanitaria sono gradualmente migliorate nel corso del 2005 grazie alla possibilità, prima molto limitata, di utilizzare la pur povera rete stradale del paese. I circa 300.000 sfollati e rifugiati del paese sono potuti tornare nelle proprie terre e l'attenzione da parte delle agenzie umanitarie si è focalizzata sul loro reinserimento. Circa 12.000 bambini ex combattenti sono regolarmente iscritti a scuola e 4.275 sono inseriti nei programmi di reinserimento sociale e familiare. La Liberia ha una popolazione stimata di 3.285.000 abitanti di cui l'80% vive in assoluta povertà. Il tasso nazionale di disoccupazione sfiora l'85% e il potere d'acquisto medio è pari ad 1$ al giorno, anche se il 54% della popolazione vive in estrema povertà con circa mezzo dollaro al giorno. La popolazione è molto giovane (il 53% ha meno di 18 anni) e il tasso di fertilità alto (6.4%). Donne e bambini vivono in maiera molto precaria. La Liberia si trova infatti al quinto posto al mondo tra i paesi con il peggior tasso di mortalità infantile sotto il quinto anno: 253 bambini su 1000 nati vivi, che significa che 124.164 bambini ogni anno e 340 ogni giorno muoiono prima di aver compiuto cinque anni. E anche il tasso di mortalità materna è tra i più alti al mondo. La malnutrizione è un gravissimo problema. A causa del degrado progressivo e continuo del settore dell'istruzione negli ultimi 20 anni con salari molto bassi e condizioni deteriorate di lavoro, molti insegnanti hanno abbandonato le scuole pubbliche. Oggi, il 65% dei bambini delle scuole primarie e secondarie sono seguiti da insegnanti non qualificati, e solo il 50% dei bambini in età scolare è regolarmente iscritto. D'altronde anche il tasso di alfabetizzazione tra gli adulti è molto basso: solo il 50% degli uomini e il 24% delle donne può leggere e scrivere. A seguito della guerra e della diffusione dell'HIV/AIDS nel 2005 l'UNICEF ha stimato l'esistenza di circa 184.000 bambini orfani, di essi il 12% ha perso entrambi i genitori. L'UNICEF è al lavoro in Liberia per aiutare la popolazione, e particolarmente le donne ed i bambini, ad uscire da questa difficile situazione.

Malawi

Il protettorato britannico del Nyasaland, posto nel 1891, è divenuto Stato indipendente nel 1964 col nome di Repubblica del Malawi. Dopo tre decenni di partito unico, il paese ha avuto le prime elezioni multipartitiche nel 1994, con una costituzione provvisoria divenuta definitiva l'anno successivo. La forte corruzione delle istituzioni, la crescita della popolazione, la crescente pressione sulle terre coltivabili e la conseguente insicurezza alimentare, peggiorata dalle recenti siccità, e ulteriormente aggravata dall'alta e crescente incidenza dell'HIV/AIDS, sono tra i maggiori problemi attuali del paese. Il Malawi, inoltre, è tra i paesi più altamente indebitati con l'estero. L'economia è prevalentemente agricola, il 90% della popolazione vive nelle aree rurali in un paese in cui il 50% delle esportazioni sono legate al tabacco. Sebbene negli ultimi anni la politica fiscale contro la corruzione è stata molto dura, le gravi siccità del 2005 e del 2006 hanno costretto il governo ad accrescere le imposte per sostenere la crisi economica. Il Malawi vive dunque una grave emergenza umanitaria, una crisi complessa che necessita di un approccio integrato : è necessario mettere fine all'insicurezza alimentare e agire contro le cause di crescente vulnerabilità della popolazione, particolarmente delle donne e dei bambini. Il Malawi infatti è uno dei paesi più poveri al mondo: il 42% della popolazione vive con meno di 1$ al giorno e il 65% delle popolazioni rurali vive sotto la soglia di povertà. L'attuale crisi alimentare è accresciuta dall'alto indice di HIV/AIDS che colpisce il 14,4% della popolazione tra i 15 e i 49 anni, colpendo intere generazioni in età lavorativa e mettendole nell'impossibilità di lavorare una volta ammalate. La Trasmissione dell'HIV da Madre a Figlio (TMF), inoltre, minaccia di contagiare tra i 20.000 e i 40.000 neonati ogni anno, attualmente oltre 83.000 bambini sotto i 15 anni sono sieropositivi. Quasi un milione di bambini hanno perso uno o entrambi i genitori, la metà dei quali a causa dell'AIDS. I servizi sanitari di base, sovraffollati per le crescenti malattie endemiche nel paese, sono compromessi dalla mancanza di infrastrutture, strumenti e medicine e dalla carenza di personale medico e paramedico. I tassi di mortalità neonatale e sotto il quinto anno (112 e 178 per ogni 1,000 nati vivi rispettivamente) sono tra i più alti al mondo. Malaria, diarrea, infezioni respiratorie acute e carenze nutrizionali sono tra le principali cause di mortalità infantile. I tassi di mortalità materna sono quasi raddoppiati dal 1992: oggi più di una donna su cento muore di parto, uno dei tassi più alti al mondo. Carenze di Vitamina A, ferro e iodio sono molto diffuse in tutto il paese. Le percentuali di iscrizione alla scuola secondaria sono molto basse, in parte a causa della carenza di insegnanti, libri di testo e strutture sanitarie. L'abuso, lo sfruttamento sessuale e il traffico di minori colpisce più di un milione di bambini del Malawi particolarmente le bambine, più vulnerabili e soggette alla discriminazione e alla violenza.

Mozambico

Nonostante i lunghi decenni di colonizzazione e di guerra civile, il Mozambico ha una ricchissima tradizione artistica: scultori, pittori, scrittori mozambicani sono conosciuti in tutto il mondo. Il paese è divenuto indipendente nel 1975 dopo quasi cinque secoli di colonizzazione portoghese e, all'indipendenza, era uno dei paesi più poveri d'Africa. Questa situazione è peggiorata con l'emigrazione su vasta scala dei bianchi, detentori dell'economia, la dipendenza economica dal Sud Africa, una severa ed ancor oggi grave siccità e una prolungata guerra civile (1977-1992) che ne hanno minato lo sviluppo, causando anche una forte migrazione verso le città e le zone costiere con conseguenti danni ambientali quali l'inquinamento dell'aria e dell'acqua e la desertificazione delle terre sovrasfruttate. La mediazione delle Nazioni Unite tra le due parti in guerra, il Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO) e l'esercito della Resistenza Nazionale del Mozambico (RENAMO), ha posto le premesse per la fine dei conflitti interni nel 1992 e nel 1994 è stata promulgata una nuova costituzione che per la prima volta prevedeva il multipartitismo. Nonostante il miglioramento della situazione economica seguito alla pace e alle riforme economiche intraprese dal nuovo stato multipartitico, la maggioranza della popolazione rimane al di sotto della soglia di povertà, il paese fortemente indebitato con l'estero e la gran parte della forza lavoro impegnata nell'agricoltura di sussistenza. Tra le sfide più importanti cui deve far fronte il Mozambico vi sono la insicurezza alimentare e la vulnerabilità del paese alle avverse condizioni climatiche che aggravano la già forte la povertà diffusa (2 bambini su 5 soffrono di malnutrizione e il 38% della popolazione vive con meno di 1$ al giorno) e la grave diffusione dell'HIV/AIDS che colpisce il 12% delle persone tra i 15 e i 49 anni e che ogni giorno determina 500 nuovi contagi. Solo il 3% delle persone colpite dall'HIV/AIDS ha accesso ai trattamenti antiretrovirali. Le campagne di vaccinazione per immunizzare i bambini da malattie prevenibili e per la loro scolarizzazione stanno crescendo grazie agli sforzi del governo sostenuto dalle agenzie umanitarie internazionali. Un milione e mezzo di bambini sono orfani, un terzo a causa dell'AIDS e sappiamo che i bambini orfani hanno minori possibilità di avere accesso alla scuola. Meno della metà della popolazione ha accesso ai servizi sanitari di base (quali l'acqua potabile, i servizi igienici e l' assistenza sanitaria) in parte a causa della mancanza di personale competente e il colera e il morbillo sono problemi sanitari nazionali.

Niger

La fame e la malnutrizione infantili costituiscono ancora un problema nel Niger. In alcune zone, la malnutrizione acuta complessiva tra i bambini sotto i cinque anni raggiunge un inquietante 15,7%. Le ricorrenti epidemie di colera e di meningite, oltre alle inondazioni, si sono aggiunte all'insurrezione dei gruppi ribelli nella parte settentrionale del Niger, che ha provocato lo sfollamento di circa 15.000 persone, e hanno effetti notevoli sul benessere e sulla vita dei bambini e delle donne in tutto il paese. Un bambino su cinque morirà prima di compiere cinque anni, mentre la mortalità materna è una delle più elevate del mondo, con 650 decessi per 100.000 nati vivi.

Somalia

Attualmente in Somalia più di 3,2 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, tra cui un numero di bambini sotto i cinque anni stimato intorno a 650.000. Questo in seguito all'aumento degli episodi di violenza verificatasi negli ultimi 17 anni, alla siccità, alla crisi economica, ai prezzi elevati degli alimenti e alla diminuzione degli aiuti umanitari. Ciò rappresenta un grosso peggioramento durante il 2008, con un aumento del numero di persone bisognose di risposte alle emergenze pari al 77% da gennaio del 2008, e pari al 300% dall'inizio del 2007. La combinazione di violenza, siccità ed estrema povertà, insieme a una copertura molto bassa di servizi sociali di base - con un accesso all'acqua potabile sicura pari al 29% nel 2006 e a moderni servizi igienici pari al 37% - ha fatto aumentare di molto la vulnerabilità dei bambini agli abusi, alle malattie e alla malnutrizione. I tassi di malnutrizione hanno superato i livelli di emergenza, nel sud come nel nord del paese. L'afflusso di sfollati dal sud alle zone settentrionali relativamente più stabili ha anche cominciato a mettere a dura prova i già limitati servizi sociali, insieme a una situazione di sussistenza che sta peggiorando nelle zone settentrionali.

Ultimo aggiornamento Domenica 20 Dicembre 2009 21:20
 
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