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Karim Hammed
Il piccolo Karim PDF Stampa E-mail
Martedì 23 Marzo 2010 23:00

Il piccolo Karim

Qualcuno si ricorderà di lui, molti altri non avranno neppure sentito quella notizia di cronaca passata tra migliaia di altre tanto simili, travolta dal boato dell’euforia della fine/inizio anno di tre anni fa.
Karim Hammed, il bambino di Trentola Ducenta ferito da una pallottola vagante che lo colpì nella notte di capodanno che salutò l’arrivo del 2008.
Da allora Karim ha la pallottola conficcata nella testa e per adesso è impo...ssibile estrarla.
Fu Mohamed, fratello maggiore di Karim che quella terribile notte raccolse il fratellino colpito nel cortile di casa, e fu lui a portarlo all'ospedale di Aversa, convinto che gli fosse esploso vicino un petardo. Soltanto dopo la Tac i medici scoprirono che il bambino aveva un proiettile conficcato in testa. Due interventi chirurgici all'ospedale Santobono di Napoli non furono sufficienti ad estrarlo.
Karim restò in coma per 85 giorni fino a poco dopo la metà di marzo.
Per tutti gli 85 giorni Mohamed non lasciò l'ospedale, facendo da tramite tra i suoi genitori, i medici e le istituzioni e caricandosi sulle spalle tutte le difficoltà e il dramma che aveva sconvolto la sua famiglia.
Al risveglio di Karim, Mohammed comincia la sua ricerca per un centro specializzato per quei casi in cui il recupero può anche durare anni, un centro che potesse offrire una piccola speranza a Karim. La ricerca di Mohammed si ferma a Parma, al centro "Cardinal Ferrari" di Fontanellato, specializzato nella neuroriabilitazione, con particolare riguardo alle lesioni cerebrali.
Da qui la risposta del dottor De Tanti, primario della struttura, è immediata e affermativa.

Karim con la mamma Rachida è ospitato in un’abitazione a Sorbolo, in provincia di Parma, la casa è stata messa a disposizione dalla curia tramite l’Ambasciata dei Bambini, associazione parmense che gli ha offerto un soggiorno in un residence nella città emiliana.
Oggi Karim ha 13 anni e fa terapia riabilitativa ambulatoriale, al don Gnocchi. Ha sempre il proiettile conficcato in testa. E' semiparalizzato, con problemi nel linguaggio, nella mobilità.
"Attualmente - spiega Mohamed – Karim si può muovere solo con una sedia a rotelle perché ha ancora bloccati un braccio e una gamba. Pronuncia parole abbastanza difficili e risponde ai solleciti, ma ci vorranno tanto tempo e pazienza per recuperare la mobilità. Il lavoro dei rieducatori sarà decisivo, ma anche l'amore di tutta la famiglia che deve stargli vicino".
Gli Hammed sono italiani. Il padre Heckemi è arrivato dalla Tunisia quasi ventisei anni fa, poi è arrivata la moglie Rachida. Dopo più di 15 anni di lavoro Heckemi ha ottenuto la cittadinanza e con lui tutta la famiglia. I tre figli - Mohamed, Imen e Karim - sono nati ad Aversa, vicino a Trentola Ducenta dove abitano da sempre. Le conseguenze dell'incidente di quella notte hanno sconvolto l'esistenza degli Hammed, costringendoli a vivere divisi, condizione ancor più pesante in una situazione così dura che richiederebbe tutt’altro. La presenza degli affetti più importanti è fondamentale per raggiungere dei risultati.
E' per questo che Mohamed lancia l'appello alle istituzioni italiane e tunisine (il consolato di Napoli finora ha offerto un aiuto per l'assistenza legale), ma anche ai cittadini ed agli enti privati: "Per aiutare Karim dobbiamo stare uniti, invece da quella notte - spiega -la famiglia vive separata: mamma sta a Parma con mio fratello, mia sorella vive in casa di un'amica e io e papà siamo rimasti a casa. Per questo vorrei che trovassimo un lavoro a Parma o almeno nei dintorni, per poter affittare lì una casa e vivere insieme vicino a Karim. Fa male pensare che lui forse non sarà mai più quello di prima, per questo dobbiamo stargli vicino. Lui ha bisogno di cure specializzate, deve crescere con dei bambini simili a lui e fare amicizie". Mohamed lavorava in un Internet point, la madre faceva la colf part-time, ma entrambi hanno lasciato il lavoro per poter assistere Karim. L'unico stipendio in famiglia ora è quello del padre Heckemi che è assunto a tempo inderminato in un'azienda specializzata nella lavorazione del marmo. Un lavoro che non può lasciare senza avere la certezza di un'alternativa sicura altrove: "A noi mancano i parenti, la rete familiare -dice Mohamed -.
Ma non è solo la necessità di stare vicini a Karim a spingere la famiglia Hammed a lasciare la Campania: "Non ce le sentiamo di restare in un posto dove senza saperlo potremmo incontrare la persona che ha sparato a mio fratello -conclude Mohamed -. L'unica via d'uscita per riappropriarci della nostra vita è cercare un trasferimento quanto più vicino possibile a Karim, per ricostruire l'unità familiare e dare a lui tutta l'assistenza e l'amore possibili. Per questo spero che qualcuno raccolga il nostro appello".
Come spesso accade dopo l’iniziale clamore, le prime offerte di solidarietà, le luci calano e chi è stato travolto da una sciagura si ritrova da solo.
Noi abbiamo appreso questa storia per caso, da un servizio televisivo e subito ci siamo attivati per aiutare il papà a trovare un lavoro a Parma, o almeno in una città il più vicino possibile. Ma per ora la soluzione a questo problema non sembra voglia arrivare.
Ci siamo mossi con raccolte fondi offrendo un aiuto concreto per affrontare le difficoltà quotidiane della famiglia. Ma non è ancora abbastanza, il buio è calato sulla famiglia di Karim come sul suo sorriso.
Quest’anno in più, vorremmo organizzare un viaggio per il papà e la sorellina in modo che possano raggiungere Karim, la mamma e il fratello Mohammed.
Vorremmo raccogliere quanto più possibile in modo da permettere alla famiglia di passare un periodo più lungo tutti inseme uniti attorno al piccolo Karim.

Potrete essere insieme a noi accanto a Karim con una donazione libera su conto corrente bancario intestato a:

Associazione di Volontariato Puer Onlus
IT 30 Y 08378 76200 000000 323708
Cassa Rurale ed Artigiana BCC Battipaglia Agenzia di Eboli

Ultimo aggiornamento Lunedì 13 Dicembre 2010 23:07
 


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