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| Le ONG che operano a Haiti |
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| Scritto da Administrator | |
| Mercoledì 20 Gennaio 2010 18:39 | |
Terremoto, Haiti raccontata dalle ong"A cinque giorni dall’avvio delle operazioni per il disastro a Haiti, le equipe di Medici Senza Frontiere (Msf) sono sul terreno per rispondere all’enorme richiesta di interventi chirurgici salva-vita. I medici di Msf stanno utilizzando al massimo le sale operatorie lavorando 24 ore su 24. Al contempo si stanno cercando altre strutture, portando un ospedale gonfiabile da campo". L'organizzazione racconta così il lavoro che sta svolgendo ad Haiti in soccorso delle vittime del terremoto.
"Nel suo nuovo ospedale nel distretto di Carrefour, un’equipe chirurgica di Msf ha realizzato 90 operazioni da quando vi ha cominciato a lavorare. Un’altra equipe ha effettuato 20 interventi chirurgici in un container. A breve arriveranno altre strutture, ma l’arrivo dell’ospedale gonfiabile da campo, con due sale operatorie, è stato ritardato perché all’aereo che lo trasportava è stato negato il permesso di atterrare all’aeroporto di Port-au-Prince il 16 gennaio. L’aereo, dirottato sulla Repubblica Dominicana, è stato scaricato e il suo carico trasportato con dei camion ad Haiti. L’aereo con l’altra metà dell’ospedale è atterrato a Port-au-Prince, ma Msf è preoccupata che la consegna delle scorte essenziali venga ancora ritardata". "Nel frattempo si sta venendo a conoscenza delle condizioni nelle cittadine fuori dalla capitale, alcune delle quali si trovavano ancora più vicino all’epicentro del terremoto. Un’equipe di Msf si sta recando in elicottero nella città di Jacmel, nella parte meridionale dell’isola. Altri operatori umanitari stanno verificando la situazione di Léogâne, a circa un’ora da Port-au-Prince. Migliaia di persone dalla capitale sono fuggite a SaintMarc, un’area meno danneggiata dal terremoto, dove centinaia di feriti sono ricoverati nell’ospedale. Nonostante i problemi nei trasporti, Msf è riuscita a far giungere a Port-au-Prince più di 100 operatori umanitari internazionali per dare supporto alle equipe che lavoravano stabilmente a Haiti già prima del terremoto. Tra loro vi sono chirurghi, anestesisti, nefrologi e psicologi. Alcuni sono arrivati via terra attraverso la Repubblica Dominicana, ma Msf è riuscita, dal 13 gennaio, a far arrivare a Port-au-Prince 4 aerei-cargo con operatori umanitari e materiali. Le equipe sul terreno dicono che le condizioni non migliorano e che le strade sono piene di gente disperata. La mancanza di cibo e di acqua potabile causa ulteriore stress. Msf sta ancora cercando di capire dove si trovino tutti i suoi operatori haitiani. Sappiamo che alcuni non sono sopravvissuti al terremoto, ma la comunicazione resta molto difficoltosa e non siamo riusciti ancora a rintracciarli tutti".
"Il direttore di Diakonie, organizzazione specializzata nel supporto di emergenza (www.diakonie-katastrophenhilfe.de), è stato contattato per valutare la loro collaborazione nel coordinamento dei soccorsi. La Direttrice di SOS Villaggi dei Bambini della Repubblica Domenicana si metterà in contatto con il governo della Repubblica Domenicana per offrire uno spazio all’interno delle infrastrutture SOS di Santo per installare una clinica mobile. Potrebbe diventare una soluzione medica di emergenza per tutta la zona".
Nel frattempo, in Repubblica dominicana continua la mobilitazione per far arrivare gli aiuti ad Haiti. “Le strade sono congestionate. L’afflusso di camion e scorte via terra è crescente, vista la capacità limitata dell’aeroporto di Port-au-Prince”, spiega da Santo Domingo Luca Lo Conte, responsabile Emergenza Haiti di Ucodep, parte della rete di Oxfam. “Il giorno successivo al terremoto era già possibile attraversare la frontiera, ma sussistono grandi difficoltà logistiche”. Una volta che gli aiuti giungono ad Haiti, è molto difficile distribuirli e immagazzinarli. Non c’è sicurezza, le strade sono interrotte, manca il carburante e le comunicazioni sono molto complicate. “Chi trasporta aiuti ad Haiti spesso deve portare con sé carburante, cibo e denaro a sufficienza per tornare in Repubblica dominicana”, continua Lo Conte. Ucodep segnala il caos crescente alla frontiera tra i due paesi e in particolare nella località di Jimaní, impreparata a gestire l’emergenza. Una chiesa di questa città ha messo a disposizione una sala per alloggiare gli haitiani colpiti dal sisma in modo più lieve e già dimessi dagli ospedali.
“L’efficienza della sinergia fra COOPI – ong di emergenza e sviluppo - e Rapid LA - che opera nel rescue - è grande. Questa dinamica di collaborazione ci permette infatti una presenza e capacità di lettura della situazione sulla quale si vuole intervenire non altrimenti raggiungibile”, spiega, dall’Ecuador, Piero Brunod, responsabile dei progetti COOPI in Sud America. Nei prossimi giorni partirà dall’Italia per Haiti una task force di COOPI composta da medici e logisti per completare il gruppo attualmente presente in loco e approfondire la fase di valutazione e identificazione delle attività da svolgere in forma prioritaria come distribuzione di beni di prima necessita e acqua, appoggio medico e psicologico e possibili strategie di intervento nel medio periodo. |



